Da dove provengono gli utenti che visitano il nostro blog?

12 05 2008

ProBlogger.net ha condotto un sondaggio su un ampio numero di bloggers per cercare di capire quali siano le principali fonti di traffico verso i loro siti (blog). I risulatati sono schemattizzati in questo grafico a torta:

traffico_blog prvoenienza

E’ interessante fare alcune osservazioni:

  • il web 2.0 è un fenomeno abbastanza recente, diciamo per approssimazione 3 anni. Sebbene 3 anni nel mondo di Internet sia un’eternità è interessante notare come il contributo dei social media (e network) sia ancora relativamente basso, sebbene sia in crescita.
  • solo l’11% del traffico è dovuto alle sottoscrizioni di tipo RSS e feed. Direi che nonostante tutto gli RSS devono fare ancora tanta strada.
  • la provenienza da altri siti e altri blog, che solitamente avviene tramite blogroll, trackback e citazioni, è appena 1/5 di tutto il traffico. Quindi a quanto pare non serve più di tanto essere presente in più blogroll possibili 🙂
  • Google è ancora il re incontrastato del web (e sai che novità!). Non solo contribuisce al 46% del traffico di provenienza ma la sua dominanza è imbarazzante se messa a confronto con gli altri motori di ricerca che tutti assieme danno un misero 1% 😯

A chiusura del post vi ricordo che questo sondaggio è stato condotto da un sito americano e su blog in prevalenza in lingua inglese. Sarebbe interessante condurne uno simile per i blog italiani perchè sono convinto che ci sarebbero notevoli differenze.

[Fonte: ProBlogger.net]





Bloggare non è bello se non è litigarello

23 03 2008

Quasi quasi che mi diverto a seguire nei miei feeds le litigate a suon di post e commenti in giro nella blogosfera italiana.

Non capita mica tutti i giorni vedere blogger di un certo calibro lanciarsi frecciatine o messaggi al vetriolo scatenando un putiferio di flusso di byte che intasano solo la rete e mettono in discussione… boh, non l’ho ancora capito 🙂

Ma d’altronde bloggare non è bello se non è litigarello 😛

per saperne di più dell’accesa discussione che tiene sulle spine tutti i blog di alta classifica:





Come valutare la qualità di un blog

27 11 2007

Quanti blog ci sono al mondo? parecchie decine di milioni credo. Ma di tutti questi weblog quanti ne vale la pena seguire?
Ogni settimana nel mio tempo dedicato alla navigazione libera (che ultimamente si è ridotto all’osso) incappo in un nuovo blog mai visitato prima: a volte mi soffermo solo su un paio di post a volte me lo spulcio in lungo ed in largo e, se soddisfa i miei personalissimi requisiti di qualità, solo allora finisce a sfamare il mio Google Reader. A volte però questa tecnica casereccia non basta ed occorre usare un metodo più rigoroso e formale con una suo preciso algoritmo.
Ecco che ho trovato il diagramma di flusso per valutare efficacemente la qualità di un blog (o anche di un sito):

website-suck-flowchart

Che dite… può andare bene come metodo? proverò ad adottarlo! 😀

PS: guarda caso il blog da cui ho tratto la fonte ha passato il test (quello mio fatto in casa però) ed è finito in pasto al feed reader 😉

[Fonte: BLOGut, Warpedvisions]

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Alla ricerca del successo mancato

25 09 2007

Siamo giunti incosapevolmente nell’era delle classifiche, dei top 100, dei più quotati, dei più letti, dei più visti, dei più linkati, dei contest acchiappa backlink e di tante altre diavolerie per ottenere il successo nell’etere di Internet, forse come un palliativo alle nostre delusioni della vita reale quotidiana.

E poi c’è lui, il signor Google. Quello che se ne frega altamente se sei disposto a indebitarti e mettere in palio una BMW Z4 per il tuo nuovo contest, quello che non sta a guardare se anche tu hai detto la tua opinione sul comico in auge del momento o hai fatto la tua bella ennesima recensione sull’innovativo telefono tuttofare. Lui ti osserva, controlla se il sito che ti linka è un buon sito, e se non è sicuro guarda pure chi linka chi ti linka. Controlla che il tuo passatempo preferito non sia quello di scopiazzare le idee degli altri e che ti scomunica se usi keyword a sfondo erotico su un sito che parla di taglio e cucito.

E noi ne diventiamo man mano succubi. Ogni volta che postiamo rileggiamo l’articolo per controllare che queste benedette parole chiave ci siano e siano valide, passiamo più tempo a pensare a quale titolo usare per comparire tra i primi 10 risultati nei motori di ricerca piuttosto che concentrarci sul contenuto dell’articolo. Pur di piacergli linkiamo solamente siti che abbiamo un pagerank almeno pari a 6 altrimenti non dormiamo più sonni tranquilli.

Siamo così presi da questa classifica mania che esponiamo orgogliosamente sui nostri blog miriade di badge mangiabanda, contatori delle visite e degli abbonati al feed, bottoni del pagerank, la posizione in classifica di Wikio, Blobabel, l’authority di Technorati. Se un blog non compare in qualche classifica allora ci rifiutiamo di leggerlo perché lo consideriamo il prodotto di un ragazzino brufoloso sparacazzate, se invece è nei primi 10 non va altrettanto bene poiché si tratta di un blog troppo inflazionato e che magari viene pagato per parlare bene di qualcosa oppure che ti propina pubblicità camuffata da normali link testuali.

Beh che dire l’abbiamo voluto noi alla fine. Ed ora non possiamo di certo rimangiargi tutto questo. In fin dei conti ci troviamo bene così e poi si sa le abitudini sono duri a morire.

Vorrei trovare delle belle parole di saggezza per concludere questo post ma non le trovo, e di scrivere banalità non me la sento. Anzi a dire il vero io non volevo nemmeno scrivere tutto questo. Piuttosto stavo preparando un articolo sui fattori positivi e negativi per il ranking di google ma poi mi son fermato di fronte alle banalità a cui mi prestavo a scrivere e ho scritto di getto queste mie riflessioni, consapevole di rientrare appieno nella categoria appena descritta. Ma è questo il bello, essere consapevoli di quello che si fa, essere in grado di giudicarsi in modo obiettivo.

E voi, cari lettori cosa ne pensate? Siamo veramente alla ricerca del successo virtuale come forma di appagamento della nostra vita? Badiamo più all’apparire che all’essere nella blogosfera internettiana?

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